E tutto è silenzio

Silenzio.

Se ne è andato così, in silenzio. D’un tratto, come si vorrebbe noi tutti: “… che la morte ci trovi vivi”. Un momento ero con lui e un momento dopo la sua luce s’è spenta.

Siccome m’era già accaduto in passato, almeno avevo pian piano sedimentato le sue – le mie – memorie (‘che l’unica volta precedente furono vere lacrime), memorie d’una non breve parte della mia vita. Tuttavia, è sempre un trauma: mai riesci a credere fino in fondo possa davvero succedere. Tutto d’un tratto ti senti cieco e sordo, perché anche attraverso di lui, una parte di te viveva.

Silenzio è stato, tutt’intorno. Non ho avuto più voce e così ancora sarà per un po’, perché tempo ci vorrà per sostituirlo, in tutto e per tutto.

E, intanto, la vita – quella del corso – scorre: la guardo come dall’alto, poiché m’è impossibile parteciparvi. Rientrarvi, sarà quantomeno complicato.

Si è spento così, in un momento… il mio vecchio, caro amico.

Il mio computer.

Compiti a casa (2)…

High Trustful Manipulation Laboratory

Nuovo post del cmooc e seconda puntata del documentario “Alla scoperta dell’HTML“.
Siccome siam grandini, il professore non ha dato compiti specifici, bensì un semplice invito a baloccarsi e l’indirizzo di un negozio di giocattoli… W3Schools.
Una risorsa davvero fantastica! E praticamente infinita.
Mi ci sono davvero perso per un bel po’; ho persino, con un fremito, aperto la pagina dedicata al CSS (mio tasto dolente) e non ho avuto nemmeno il coraggio di aprire quelle dedicate PHP, SQL
Albergo spinte antitetiche: da una parte mi spiace esser rimasto così indietro (e aver dimenticato buona parte di quel che sapevo) e non aver nemmeno idea di come utilizzare altri linguaggi – seppur in maniera elementare – (e i cms, oggi, sono all’ordine del giorno), dall’altra mi sembra un compito enorme.
Sicché prendo spunto dalla data (in fondo, oggi, è la “festa dei lavoratori”), scrivo questo post sotto forma di codice e vediamo che succede.
Beh, devo dire che WordPress l’ha modificato un bel po’ e ho dovuto riassemblarlo – soprattutto molti tag non vengono recepiti.
Comunque per oggi, chiudo qui.
Contenuti di w3schools.com:
Html Css Javascript JQuery Xml Asp.Net Php Sql
 

Visita il cMOOC #Ltis13

Compiti a casa…

Dopo una pausa per metabolizzare l’iniziativa, il corso riprende vita a partire da un compito: scrivere un messaggio di risposta al post di Andreas utilizzando l’HTML per inserire un link.
Saltando la parte iniziale di commento, io ho inserito il link a una risorsa. Giacché utile e utilizzabile la ripropongo qui.
Schoology è un sistema di gestione di apprendimento web free, progettato per apparire e comportarsi come un social network. Docenti e studenti possono facilmente creare, condividere e gestire il materiale scolastico attraverso un’interfaccia “social networking” e grazie alla presenza di applicazioni per l’insegnamento/apprendimento e per la gestione scolastica in un ambiente sociale. L’interfaccia Schoology è molto familiare a chiunque abbia utilizzato Facebook, anche se, essendo interamente in lingua inglese, potrebbe presentare qualche problema di traduzione, soprattutto per le varie indicazioni operative.
Guida [YouTube]

Parole, immagini e immaginazione

In giro si parla di parole. Leggendo il commento di Sabina mi ritrovo completamente nelle sue riflessioni.

Aggiungerei che manca completamente, nei ragazzi, quella capacità, propria delle generazioni precedenti “pre-video”, di trasformare immediatamente le parole in senso: trarne colori, sapori, umori, immagini… Di identificarsi. Persino le immagini statiche, cominciano a essere troppo poco: lo si nota ogni qual volta ti pregano con insistente entusiasmo di far veder loro il video legato all’argomento del quale stai trattando. Per quanta abilità retorica uno possieda, per quanta indole teatrante si riesca a mettere in campo, nulla riesce a incidere. Manca loro, e completamente, questa “competenza” (questa si, andrebbe stimolata): una volta la si chiamava, semplicemente, immaginazione…

Sabato scorso, chiacchiero durante una pausa, con l’insegnante di Storia: mi racconta che l’alunna G., alunna discretamente capace di terza media, a domanda risponde che “i francesi sbarcarono in Normandia” e che “la seconda guerra mondiale finì perché i giapponesi si bombardarono con la bomba atomica”. Raggiunta la classe, ritorno sull’argomento (sebbene io non insegni Storia): cerco di capire cosa traggano dalle parole. È a dir poco amareggiante la pochezza delle loro riflessioni: minime, misere, disarmanti nella loro superficialità (anche per dei tredici-quattordicenni). In questo c’entra anche la pochezza dei testi (e questa è una nostra responsabilità), di anno in anno, ridotti, ridotti ancora e poi, ancora ridotti, tanto da immiseririrli a poco più di somma di “dispacci ANSA”, (ma questo è un altro discorso, da trattare a parte). Ho provato a raccontare lo sbarco di Normandia con tutta la vividezza di cui sono capace, ne ho calcato i suoni, le grida, gli orrori. Alcuni erano presi, molti mantenevano sguardi vitrei. È stato un impulso, non ho riflettuto molto (soprattutto sul tema del “non traumatizzare” i ragazzi, altro tema di discussione, che a volte tocca vette di stupidità disarmanti), ho fatto vedere loro questo:

Ho chiuso al minuto 4.45, salvandoli da immagini ancora più cruente.
Per la prima volta in tre anni, in quella classe c’è stato un silenzio spontaneo. Qualche risatina per stemperare la tensione. Ne abbiamo, parlato, poi. Ho provato a spingerli a pensarsi un soldato, non molto più grande di loro, in quell’inferno.
Le immagini hanno prodotto il miracolo: finalmente provavano a sentire, capire, entrare nelle parole.
Non so se abbia fatto bene o abbia esagerato. So, forse per la prima volta, di non aver agito solo da insegnante (che valuta e pondera con cautela le azioni da intraprendere, le misura e le attaglia), ma da uomo. So anche, però, avendoli guardati attentamente negli occhi, che lo sbarco di Normandia ora non se lo dimenticheranno.

P.S. Nella discussione a posteriori, ho dovuto anche dedicare molto tempo a far capire loro che le immagini viste non erano reali, ma una ricostruzione: gli è estremamente difficile misurare la distanza tra reale e irreale (!) – per sintetizzare. Anche questo, altro grande tema da trattare a parte.

Great teachers are great learners

 

Ripreso da una segnalazione tratta dal “marasma” RSSOwl, ho perduto per strada l’autore del post e me ne scuso.
Non posso, però, fare a meno di ripubblicarlo, perché ispirato e davvero molto ben realizzato.
Creato dall’ Australian Institute for Teaching and School Leadership, misura soprattutto la distanza abissale tra ciò che potrebbe essere (e per alcuni è) il lavoro di insegnante e la realtà quotidiana nella quale si vive.
Non so voi…

Scrittura collaborativa

Il primo post del giorno fa riferimento a uno di Andreas dell’anno precedente all’interno del “Corso IUL autunno 2011”. Il post sviluppa il tema della scrittura collaborativa, presentando un’applicazione on-line gratuita: etherpad lite. Un video, sottotitolato in italiano, ne dà una breve illustrazione. È sicuramente uno strumento di immediato utilizzo, devo immaginare come utilizzarlo… per ora c’è questo, se volete provare a scriverci… E sebbene abbia sempre un po’ di pudore nel girellare qua e là (‘che mi sembra sempre di sbirciare in casa altrui se non rimango entro i limiti del cmooc – probabile questione di evo), passo passo sono arrivato anche a questo post densissimo di imput.

Post Scriptum: avevo intenzione di “smaltire” la cinquantina di nuovi messaggi arrivati da ieri… mi sono fermato – con soddisfazione – al primo: ora è tempo di andare a scuola.

Tre civette…

Non so bene se il comò della filastrocca ne avrebbe sostenute 472, tant’è: qui, nessuna sta appollaiata guardando attonita il mondo; ognuna ha il suo cassetto. Mi son preso un po’ di tempo (un bel po’, invero) e li ho aperti uno a uno. C’è chi ci ha messo solo un biglietto stile “questo è il mio cassetto“, c’è chi ha cominciato a riporci vestiario a caso, c’è chi ha traslocato un cassetto di casa propria… C’è chi è ordinato, chi disordinato, chi si chiede che cosa metterci.

Io, li ho ordinati, mettendoci biglietti colorati in bella vista: alcuni con un bel punto esclamativo dove ho trovato curiosità. Se non altro, il grassetto – stile grafico eccessivo – s’è ridotto di molto.